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Comunicare San Francesco

Antonio Tarallo Redazione Rivista San Francesco
Pubblicato il 16-04-2021

Il ruolo della rivista nel mondo di oggi

Il primo annuncio “cattolico” lo diede quell’angelo a Maria. Parole di speranza, parole di verità. “Tu sei benedetta fra le donne...concepirai un figlio!”. Concepire equivale a nascita. E la nascita, da sempre, è fonte di gioia e di speranza in una nuova vita. L’annuncio, dunque, rappresenta - per ogni cattolico - una idea ben precisa: coniugazione tra il Cielo e la Terra. Se guardiamo a questo insolito episodio, possiamo ben dire che la comunicazione passa per un “messaggero”, un tramite. Un giornale, un sito web cattolico - oggi - ha questo carico di responsabilità: trasmettere notizie che possano dare barlumi di luce in una notte buia degna di San Giovanni della Croce

L'ultimo rapporto Ipsos ci viene proprio in aiuto per poter riflettere sull’importante ruolo dell’Informazione in questo delicato momento storico e sanitario. Alla rivista “San Francesco” viene “riconosciuta la capacità distintiva della testata nel raccontare l'attualità calandovi la parola di San Francesco”: calare vuol dire scendere. Scendere, verbo assai caro a un santo come quello di Assisi. Scendere vuol dire - soprattutto - umiltà. La parola deriva da humus che vuol dire “terreno”. Dunque, l’informazione più è umile più è efficace. Questa è la linea francescana editoriale. San Francesco stesso ce lo insegna. Prendiamo, ad esempio, il famoso episodio con fra Masseo, raccontato nei Fioretti:  “Disse frate Masseo: «Dico, perché a te tutto il mondo viene dirieto, e ogni persona pare che desideri di vederti e d’udirti e d’ubbidirti? Tu non se’ bello uomo del corpo, tu non se’ di grande scienza, tu non se’ nobile onde dunque a te che tutto il mondo ti venga dietro?». Udendo questo, santo Francesco, tutto rallegrato in ispirito […], si rivolse a frate Masseo e disse: «Vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me tutto ’l mondo mi venga dietro? Questo io ho imperciò che gli occhi santissimi di  Dio non hanno veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me”. 

Il mondo di oggi, relegato nelle sue case, non può non andare dietro all’Informazione. Spetta a questa, calarsi nella realtà, cercando la verità e “scendendo” verso tutti. La Verità va raccontata, così come faceva il santo di Assisi. E la rivista “San Francesco” cerca - con i propri mezzi, con le proprie forze - di narrare ciò che attorno avviene. Come? Con lo spirito di San Francesco, perché è l’unico spirito nel quale si può ritrovare quel senso umano, antropologico, che lega la storia degli uomini con il Cielo. Ed è così, che ritorniamo a quell’annuncio dell’Angelo a Maria nell’Annunciazione, ma ritroviamo anche l’annuncio dell’Angelo alle donne della Resurrezione. Fatti straordinari che si incastrano nella Storia di tutti i tempi, e di tutti gli uomini. La scelta di una Comunicazione che cali la Verità evangelica nelle informazioni diviene una prerogativa necessaria per un quotidiano aperto all’Uomo, ai suoi bisogni, ma che non dimentichi mai quella linea verticale che ci congiunge al Cielo.

Annunciare, comunicare, informare: dare notizia. E’ la notizia buona del Vangelo. E’ la notizia buona che - seppur in un mondo in cui la luce si può solo intravedere - riesce a fornire ad ognuno un cammino di luce e speranza. Si deve essere responsabili di tutto questo “peso” - al contempo onore - che il mondo contemporaneo offre ad ogni comunicatore, ad ogni uomo “di buona volontà” che vuole donare agli altri il proprio specchio del mondo, rendendo così lo stesso mondo meno diffidente di quello che già è. San Francesco apriva le braccia a tutti, persino agli uccelli, oggi i comunicatori del santo di Assisi aprono i pc, i notebook, gli smartphone al mondo per dire semplicemente che Francesco d’Assisi è ancora vivo. 

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